Licenziamento confermato dalla Cassazione per un messaggio WhatsApp in chat privata: i limiti della comunicazione tra colleghi e le conseguenze disciplinari.

WhatsApp al lavoro: la Cassazione conferma il licenziamento per un messaggio in una chat privata

Con l’ordinanza n. 7982 del 31 marzo 2026 la Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ha confermato la legittimità del licenziamento di una direttrice di un ufficio postale per un messaggio vocale inviato in una chat WhatsApp di gruppo con altri colleghi, offrendo importanti spunti di riflessione sull'uso dei sistemi di messaggistica istantanea in ambito lavorativo e sulle relative conseguenze disciplinari.

La Corte di Cassazione ha stabilito alcuni principi fondamentali:

  • La natura privata della chat non esclude la responsabilità disciplinare: l'invio di un messaggio ad un gruppo WhatsApp costituisce una comunicazione "avanti a terzi soggetti", ovvero gli altri partecipanti alla chat. Pertanto, la condotta può assumere rilevanza disciplinare già al momento dell'invio del messaggio al gruppo, a prescindere dalla sua successiva diffusione pubblica.
  • L'elemento soggettivo e la prevedibilità della diffusione: la lavoratrice, data la natura delle informazioni e il contesto, avrebbe dovuto rappresentarsi la possibilità che il messaggio potesse essere inoltrato e reso pubblico.
  • La proporzionalità della sanzione: la sanzione espulsiva è stata ritenuta giustificata in considerazione di diversi fattori:
    • La plurioffensività della condotta (violazione di doveri d'ufficio, diffusione di informazioni riservate, offese ai colleghi).
    • Il ruolo direttivo ricoperto dalla lavoratrice, che impone un grado maggiore di affidabilità e correttezza.
    • La potenzialità lesiva delle dichiarazioni, idonee ad arrecare un "forte pregiudizio" all'azienda e a terzi, minando le misure di sicurezza sanitaria in un contesto di emergenza pandemica.

 

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