Con la sentenza n. 338 del 20 febbraio 2026, il Tribunale Civile di Siracusa, Seconda Sezione, ha condannato un avvocato del foro di Milano per avere depositato, a sostegno della propria tesi, quattro sentenze inesistenti presentate come precedenti giurisprudenziali. Per il giudice siciliano si è trattato di una condotta connotata da “colpa grave, se non malafede”.
Questi i principi contenuti nella pronuncia.
L’avvocato deve sempre procedere alla verifica e al controllo delle ricerche effettuate con i sistemi di intelligenza artificiale.
È ormai accertato che tali sistemi costituiscano potenziale fonte di risultati errati, comunemente qualificati come “allucinazioni da intelligenza artificiale”, che si verificano quando i medesimi sistemi inventano risultati inesistenti, ma apparentemente coerenti con il tema trattato.
L'utilizzazione acritica di strumenti di intelligenza artificiale generativa, senza la doverosa verifica dell'attendibilità degli output mediante consultazione delle fonti primarie, integra dunque gli estremi della colpa grave.
| Consulta il testo della sentenza |